Tazio Nuvolari su… carta
Di Tazio Nuvolari (Castel d’Ario, 16 novembre 1892 – Mantova, 11 agosto 1953) si è scritto di tutto e di più. Sulla sua figura, sul personaggio eroico e romantico che è stato e sulla epopea sociale e motoristica che ha vissuto; l’immaginario collettivo e la vulgata popolare poi lo hanno inserito certamente nella storia ma lo hanno anche reso figura di riferimento ed attualità ancora oggi. Simbolo costante di sport vero, di velocità oltre ogni limite, di coraggio indomito e quindi forte ed empatica leva di marketing buona per tutto, ovviamente anche ai nostri giorni. L’Uomo invece era un semplice “mantovano volante”, come lo chiamavano, piccolino, poco più di un metro e sessanta per sessanta chili di ossa e muscoli impregnati di nicotina, ma uomo tenace, schivo e ombroso, che però si trasfigurava letteralmente in sella a una moto, quasi sempre una Bianchi, o al volante di un’auto da corsa, quasi sempre un’Alfa Romeo. Una carriera ai vertici anche piuttosto lunga, circa venti anni, per uno che guidava come lui, su mezzi poi non certo facili, che seppur costellata di incidenti paurosi, da cui uscì sempre pressoché illeso, e da lutti tragici in famiglia lo portò dalla storia dell’automobilismo alla leggenda universale.



Sfidò ripetutamente la morte cercandola sui circuiti di mezzo mondo ma morì a Mantova nel suo letto una calda notte d’agosto divorato da un cancro ai polmoni devastati dai fumi dei motori e delle immancabili sigarette fra le labbra. Ai suoi funerali c’era il mondo, una folla immensa rimasta orfana di un mito che tutti animava, di orgoglio e passione che tutti accomunavano e tutti entusiasmavano. Giovanni Lurani scrisse che la sua era la supremazia di ”un campione leale e coraggioso, dimostrando che l’uomo, più che la macchina, era temprato per la vittoria”. E le vittorie, si sa, accendono gli animi e le passioni.

Le cronache sui giornali del tempo riempivano di Lui pagine intere, i giornalisti facevano anche loro a gara per raccontarne gesta e prodezze, i più noti piloti del mondo cercavano di imitarne lo stile di guida, il tifo accendeva gli animi e le mani nei bar di ogni paese fino all’arrivo dei carabinieri; Nuvolari è più forte di Varzi, no! Campari è una sicurezza, macché! Ascari sarebbe stato il migliore di tutti, un vero maestro! E giù botte. C’erano due opposizioni, Nuvolari e Varzi per l’auto, Binda e Guerra per il ciclismo, i due sport che animavano le tifoserie più accese. Chi teneva per Nuvolari teneva anche per Guerra, chi invece teneva per Varzi teneva anche per Binda. L’Alfa Romeo poi era il mezzo assoluto, unico, nostrano e vittorioso, che tutti metteva d’accordo in quanto mezzo meccanico che esaltava l’Uomo e il Regime offrendo l’immagine limpida di un’Italia geniale, vigorosa e vincente. I due erano un binomio perfetto, quasi indissolubile. L’Uomo e la Macchina; un mantovano con la maglia gialla e il rosso bolide milanese erano degni l’uno dell’altro, come declamava anche il famoso giornalista Canestrini. I due insieme vissero il loro periodo aureo, quello che li fece entrare nel mito del motorismo.
I giornalisti più noti, da Giovanni Canestrini a Carlo Brighenti, da Emilio Colombo (Gazzetta dello Sport) a Francesco Carli (Voce di Mantova) si esibivano poi in pezzi di vero lirismo dedicati alle vittorie, ma anche agli incidenti o alle “corse disgraziate” del grande Tazio. Dove Canestrini, pur con esaltato entusiasmo, si atteneva più o meno alla cronaca reale delle gare, Brighenti e altri partivano invece per resoconti “pieni di salute e scoppiettanti di spirito”, come appunto diceva lo stesso Tazio che di Brighenti era molto amico.
Il rarissimo libro “Nuvolari, ricordi di una vita rapida” di Renato Tassinari del 1930.

Di Nuvolari si cominciò a scrivere sui libri sin dal 1930, sette anni dopo gli inizi della sua carriera agonistica. Gli addetti ai lavori, ma la stessa gente comune, e soprattutto la stampa, avevano capito di che pasta fosse fatto e avevano trovato il loro campione. La Libreria Editrice degli Omenoni, Piazza Crispi 3 a Milano, in settembre del 1930 presentò ufficialmente, urbi et orbi, il primo libro in assoluto su Nuvolari in edizione numerata e al costo di Lire 5. Il libro “Nuvolari, ricordi di vita rapida” di Renato Tassinari, noto giornalista e scrittore sportivo, ne raccontò, con la retorica del tempo. vita ed esordi dalla quieta e bucolica campagna mantovana alle animate e rombanti piste dei numerosi circuiti da Lui frequentati. Oggi rarissimo se non introvabile, è una lettura interessante non solo per la storia del nostro esuberante personaggio negli anni giovanili quanto soprattutto per l’ambiente in cui è vissuto e cresciuto, per le opinioni comuni, per i retroscena delle prime gare, delle prime grandi vittorie, delle varie situazioni conseguenti con i commenti dal vivo, in tempo reale insomma, e con lo stesso Nuvolari vivo e assai vegeto, fresco vincitore assoluto della mitica Mille Miglia del ’30, quella dei fari spenti.
Ed è proprio dal 1930 con la vittoria alla Mille Miglia e con l’incidente a Monza. mentre provava l’Alfa Romeo, che iniziarono la vera epopea e l’intramontabile leggenda di questo grande pilota e i rossi bolidi della Casa del Portello.
RACI, Settimanale del Motore dello Sport e del Turismo, 1935 anno di grazia del grande Nuvolari.
Il periodico ufficiale del RACI, Reale Automobile Club d’Italia, fonte inesauribile e suggestiva di notizie non solo motoristiche, dedicò pagine e pagine alle gesta di Nuvolari, dai grandi trionfi alle “gare disgraziate”, ovviamente con i toni roboanti e trionfali della comunicazione “di Governo” ma con gran dovizia di immagini di contorno che raccontavano sentimenti, emozioni, mode e costumi del Ventennio. Oggi sono interessanti e giallognole pagine di storia italiana.
Nel 1933 la Casa Editrice Sonzogno di Milano pubblica un “romanzo sportivo” di Carlo Brighenti, “Il fascino dell’HP”, con dedica a Prospero Gianferrari (Direttore Generale Alfa Romeo) “forte e saggio capo della più geniale industria automobilistica del mondo” e prefazione di Tazio Nuvolari, anche questo a Lire 5! Un romanzetto sdolcinato, direi quasi rosa, sulle corse automobilistiche con ovvi e malcelati riferimenti a personaggi e piloti dell’epoca. Ma come fonte ispiratrice di tanto racconto c’è sempre la figura di Nuvolari, eroe romantico e temerario di quegli anni epici. Poi arriva la Seconda guerra mondiale e gli argomenti di stampa sono ben altri. Di corse automobilistiche e di Nuvolari si riparlerà già dal 1946 con un campione che, pur assai indebolito nel fisico e nello spirito, non mancò di suscitare ancora entusiasmi e sorprese. Nel 1956, tre anni dopo la morte del grande campione, edito da Edisport-Milano nella collana curata da Giovanni Lurani, uscirà un altro libro, anch’esso piuttosto raro, “Il romanzo di Nuvolari” scritto da Luigi Marinatto, anche lui scrittore attento e giornalista scrupoloso. Saranno proprio i due libri, quello di Tassinari e quello di Marinatto, ricchi anche di foto interessanti e poco note, a costituire una fonte copiosa e attendibile che insieme alle numerose riviste dell’epoca (quotidiani, Auto Italiana, Rivista del RACI, Velocità, ecc.) alimenteranno i tanti libri, articoli e pubblicazioni che si sono succeduti fino ai nostri giorni. Ma sempre ognuno degli Autori riporta e sottolinea notizie nuove, pubblica foto insolite (di rado), romantiche ed emozionanti, arricchendo così non solo la storia e la leggenda di Tazio Nuvolari ma anche la passione e l’entusiasmo del lettore più coinvolto.

“Nuvolari” di Sergio Busi e Cesare De Agostini, 1965.
Qui ricorderemo quelli più interessanti e significativi. Nel 1965 sarà il libro “Nuvolari” di Sergio Busi e Cesare De Agostini, edito da Cappelli, a raccontare del nostro campione con un’attenta prefazione di Enzo Ferrari e oltre 100 pagine di meravigliose fotografie fornite in gran parte agli autori dalla stessa vedova di Nuvolari, la signora Carolina. Un’altra ricca testimonianza di chi, seppur giovane, quei tempi li aveva veduti e vissuti, di chi quelle storie le aveva ascoltate dalla voce stessa dei protagonisti o di chi c’era, da chi quelle emozioni le aveva provate e voluto trasmettere. Cesare De Agostini sarà uno dei maggiori e più scrupolosi biografi di Nuvolari.











Dagli anni ’80 al 2025 si sono succedute diverse interessanti e raffinate pubblicazioni senza però particolari novità, tra cui anche quella imperdibile e numerata, edita da Automobilia, di Franco Zagari, fotografo sportivo illustre i cui archivi hanno alimentato i più bei libri di automobilismo, con prefazione di Renè Dreyfus, un vero album fotografico della vita e delle corse di Nuvolari. Qui abbiamo ricordato i libri più significativi, ma l’immagine ancora forte di questo personaggio è talmente presente, attuale, eroica che in Suo nome, oltre alla stampa di altre più modeste pubblicazioni, si svolgono continuamente e con successo numerosi convegni e manifestazioni, promossi da Enti e associazioni; dall’AISA, Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile, dalla Città di Mantova e dal Comune di Castel d’Ario, dall’ASI, Automotoclub Storico Italiano, per alcuni anni dal RIAR, Registro Italiano Alfa Romeo, … solo per ricordare gli organizzatori più rappresentativi del nostro Paese. Ma, ancora ai nostri giorni, non sono mancati articoli sulla stampa, film e video di ogni genere che riportano alle imprese e alla storia, anzi alla leggenda del grande Campione, segno evidente di quanto la sua figura sia ancora viva nel cuore della gente e di ogni vero sportivo.

“Dalla solitudine della pianura Mantovana, fiammante di sacro martirio, attraverso l’infanzia irrequieta e la terribile esperienza di guerra, sospinto da una passione che ha sorgente inesauribile e profonda, Tazio Nuvolari è giunto ai più alti e luminosi trionfi, Ma non è fermo sopra un piedistallo e passerà ancora, inafferrabile portaordini della vittoria tricolore!”
Renato Tassinari, Milano 1930 – A. VIII° E.F.
“Finchè nel mondo si parlerà di sport automobilistici, si ricorderà Nuvolari”.
Lord Howe Francis Curzon, 1958
Stefano d’Amico
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