Alfa Romeo e Sbarro
le Alfa che non furono
Alfissima e Diva
Tra il 1994 e il 1996 il Gruppo Fiat Auto, non ancora FCA né tanto meno Stellantis, offrì la sua collaborazione alla Scuola Espace Sbarro di Grandson in Svizzera, una collaborazione ripresa i primi anni 2000. Sbarro aveva già presentato nel ’94 una secondo me non troppo riuscita interpretazione della 155 Q4 Sport Wagon. Ma successivamente, certo per seguire meglio almeno gli stilemi della Casa, gli fu affiancato il Centro Stile Alfa Romeo di Arese, allora guidato da Walter De Silva, per il progetto e la realizzazione congiunta di un prototipo marciante “Sport Car Coupè” che rappresentasse un condensato delle più avanzate tecnologie meccaniche ed elettroniche del momento. Lo spirito di queste collaborazioni con altri Centri Ricerche, Carrozzieri e Scuole Internazionali era inteso soprattutto come un incentivo per creare e mantener vivi entusiasmo e orgoglio del Marchio nei Concessionari ma anche per promuovere immagine e mercato all’esterno. Nessuno, infatti e comunque, aveva nulla da insegnare al Centro Stile o ai Reparti Esperienze e Progettazione della Casa italiana.



Franco Sbarro, brillante ed eclettico progettista di automobili, quasi esclusivamente one off e piuttosto insolite, lasciò giovanissimo il suo paese nel Salento per lavorare nell’industria meccanica e motoristica in Svizzera dopo essere stato capo meccanico della famosa Scuderia Filipinetti che portò in gara nel mondo anche le più importanti e plurivittoriose Ferrari da competizione con piloti del calibro di Jim Clark, Phil Hill, Jo Siffert, Ronnie Peterson, Ludovico Scarfiotti, Mike Parkes, ecc. Nel 1968, lasciate le corse, si mise per conto suo e fondò a Grandson un “Atelier de Construction Automobile” costruendo inizialmente stupende mini-vetturette con piccoli motori a scoppio per bambini molto agiati (Ferrari P3 e Bugatti 35) e quindi assemblando eccentriche automobili di sua progettazione abbinando componenti meccaniche di grande serie. Nei primi anni ’90 fondò in Svizzera, con la sponsorizzazione del Governo, la “Espace Sbarro, scuola per l’automobile creativa e l’engineering” seguita in Marocco da “CREA, Centre Recherce pour l’Engineering et l’Automobile” a Bouskoura, vicino Casablanca. Fu insomma un periodo di fama e successo per la Sbarro che anche oltreoceano aveva acquisito clienti particolarmente cool e insoliti, ma sicuramente assai facoltosi. 
Del Centro Stile Alfa Romeo, attivo prima al Portello dai primi anni ’50, anche se in forma più dispersiva, poi ad Arese dal 1990, si è detto e scritto molto. Gli anni più fulgidi, quelli dei successi internazionali, dell’entusiasmo più puro e del maggior vigore creativo, più o meno libero da ogni vincolo, furono quelli del decennio De Silva che ne improntò letteralmente lo stile e lo spirito rimasti vivi anche dopo la sua uscita per contrasti con l’ing. Paolo Cantarella, AD di Fiat Auto. Il nuovo Centro Stile Alfa Romeo nacque con la benedizione nel 1989 di Giovanni Battista Razelli (allora lungimirante AD di Fiat Auto) ad Arese, nei pressi del Centro Tecnico e su progetto dell’architetto Dal Lago. Divenne sin da subito una nuova e feconda fucina di idee guidata da Walter De Silva affiancato da collaboratori di altissimo livello come Mario Favilla, Carlo Giavazzi, Zbigniew Maurer, Wolfgang Egger (che dopo De Silva ne prese la Direzione) e tanti altri. Questo “ultimo baluardo Alfa Romeo cade nel 2010: il Centro Stile di Arese chiude per sempre” (Walter De Silva “Il Codice De Silva, 2022). Era l’anno del Centenario della Casa milanese; da allora si spensero via via tristemente il Cuore Sportivo, l’Eleganza, la Tradizione che Continua, l’Innovazione, lo Stile Italiano.

Immagini tratte dal libro “Il Codice De Silva” di Walter De Silva, 2022.
Alfissima o Issima
La collaborazione Centro Stile Alfa Romeo e Scuola Espace Sbarro iniziò a gennaio 1996 dove Sbarro stesso illustrò un suo progetto, denominato “Alfissima” (divenuto poi “ISSIMA”), che prevedeva la realizzazione di un coupè (divenuto poi spider) due posti, dual frame ed equipaggiato con due motori Alfa 3.0 V6 24V e 230 CV ciascuno, accoppiati in linea per 550 CV!, con trazione posteriore. Peso sui 1200kg. Un vero bolide insomma che utilizzava molta componentistica anche delle 155 DTM (sopensioni, freni, ecc.) e fu assemblato dagli studenti della Sbarro. Io fui invitato varie volte alla presentazione del progetto e ad alcune fasi del suo sviluppo in un clima aziendale di particolare entusiasmo, quasi un divertimento; ricordo ci furono commenti di curiosità e di vivo interesse da parte di FIAT Auto, non tanto per una eventuale produzione di una serie ridottissima di esemplari già destinati ad alcuni collezionisti, quanto per una ulteriore promozione di immagine e di attenzione stampa al Salone di Ginevra ove sarebbe stata esposta. Non a caso alle riunioni erano sempre presenti anche i responsabili Relazioni Esterne Alfa Romeo e Fiat. Io ero in verità pittosto scettico ma seguii l’iniziativa e lo sviluppo della vettura senza molto interesse ma solo “modesta” curiosità, per vederla infine anche in marcia nella pista sperimentale Alfa Romeo di Balocco, vicino Biella, guidata senza troppo entusiasmo ma molta cautela dai collaudatori Moroni e Lucchi. Alfissima o Issima rimase un certo periodo a Balocco ma ora non saprei proprio dove possa essere finita.
Diva


Esattamente 10 anni dopo, nel 2006, si definì una nuova collaborazione tra il Centro Stile AR e Franco Sbarro, con la supervisione di Elasis, società di ingegneria del Gruppo Fiat, da cui nacque la DIVA, una interpretazione più tradizionale e moderna per una nuova e potente coupè Alfa Romeo ispirata alla mitica 33 Stradale del 1967 disegnata da Scaglione. Anche la DIVA fu presentata nello stand Sbarro al Salone di Ginevra di quell’anno con il nome ESPERA DIVA. Il Centro Stile Alfa Romeo era allora diretto da Wolfgang Egger che ne seguì personalmente e praticamente il design e l’intera progettazione mentre la meccanica fu assemblata in Svizzera. Egger mi raccontava che aveva da tempo l’idea di realizzare due nuove e potenti vetture coupè by Alfa Romeo, una piu grande con motore Ferrari o Maserati ed una più piccola con motore di derivazione Fiat/Alfa e mi fece anche dono di alcuni disegni il cui stile prendeva spunto da idee e storie suscitate nelle frequenti visite al vicino Museo Alfa Romeo per stimolare entusiasmi e creatività senza dimenticare il passato sportivo della Casa. L’occasione per “tastare” poi l’approccio dei media e del mercato arrivò proprio da Sbarro che fece da brillante testa di ponte nell’operazione e la espose a Ginevra.
L’anteriore era ispirato alle vetture di F1 e indubbiamente conferiva da subito un aspetto molto sportivo all’automobile, confermato dall’apertura porte ad ali di gabbiano, dalle varie prese d’aria e da soluzioni aerodinamiche della carrozzeria che rivedremo nelle bellissime linee della 8C Competizione del 2007 (motorizzata Maserati) e della 4C del 2012 (motorizzata Fiat 1700 Turbo). Il motore era il solito V6 (definito Busso), quello che equipaggiava la 147 GTA, ora di 3200 di cilindrata e con 290 CV; cambio Alfa robotizzato Selespeed a 6 marce che avrebbero dovuto consentire alla vettura, peraltro assai leggera, velocità ed accelerazione notevoli confortate da un telaio rigido con la cellula centrale in carbonio. Il posteriore, anch’esso molto sportivo ed originale, ricorda vagamente la Lancia Stratos e la Ford GT 40. La DIVA resterà un bellissimo esempio di sofisticata auto da corsa per uso stradale e si trova ora al Museo Alfa Romeo di Arese. Questa vettura, comunque una bella concept car, rientra nella famiglia della storica 33 Stradale, capostipite, quindi della 8C e infine della 4C. Un anno dopo anche Wolfgang Egger, come Walter De Silva prima di lui, lascerà il Centro Stile Alfa Romeo per andare nel Gruppo Wolkswagen. E la storia si è così conclusa con la conferma che la scuola e il cuore sportivo Alfa Romeo hanno fatto la fortuna anche di tante altre illustri case automobilistiche.


Stefano d’Amico
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